Raro e import-dipendente, l’antimonio è una materia prima chiave tra sicurezza degli approvvigionamenti e valorizzazione dei flussi di fine vita, a partire dalle batterie al piombo
Di Giorgio Kaldor
L’antimonio è un metallo poco visibile al grande pubblico ma centrale per molte filiere industriali e per lo sviluppo di modelli produttivi più circolari. È riconosciuto come materia prima critica (Critical Raw Material, CRM) a livello globale da Unione Europea, Stati Uniti, Cina, Regno Unito e Canada, a conferma della sua rilevanza strategica per numerosi sistemi industriali. La sua presenza nella filiera del riciclo delle batterie al piombo offre oggi un’opportunità concreta per valorizzare ogni componente, trasformando un rifiuto complesso in nuova risorsa e riducendo la dipendenza da approvvigionamenti esteri.
Proprietà e impieghi industriali
L’antimonio si presenta come un metallo fragile, dalla lucentezza argentata. Non viene impiegato in forma pura, ma legato ad altri elementi, per migliorare resistenza e stabilità. Nelle leghe di piombo, ad esempio, aumenta la durezza e la durata meccanica, qualità fondamentali per la produzione di accumulatori e componenti elettrici.
Oggi l’antimonio è utilizzato prevalentemente come ritardante di fiamma e nelle batterie di accumulo piombo-acido per applicazioni automotive. In queste batterie il piombo è legato a una percentuale di antimonio compresa indicativamente tra il 4% e il 6% una concentrazione che contribuisce in modo significativo all’aumento della resistenza meccanica delle piastre. Nel complesso, l’antimonio di grado metallurgico trova impiego nel settore delle batterie piombo-acido, rendendo questa filiera uno snodo centrale sia per la domanda industriale sia per le prospettive di recupero a fine vita. Inoltre, l’antimonio entra nella composizione di semiconduttori e vetri speciali. È presente anche in pigmenti e catalizzatori, oltre che in alcuni processi metallurgici avanzati.
Dove si trova e come si estrae l’antimonio
L’Unione Europea classifica l’antimonio tra le materie prime critiche per l’economia, per via del peso che ha in applicazioni chiave e della forte concentrazione geografica delle miniere nel mondo. L’antimonio è inserito nella lista europea delle materie prime critiche fin dalla prima relazione ufficiale pubblicata dalla Commissione europea nel 2010, un dato che ne sottolinea la rilevanza strategica ormai consolidata nel tempo.
L’antimonio è infatti relativamente raro nella crosta terrestre. Le principali miniere si trovano in Asia, seguite da depositi in Africa e Sud America. La forma minerale più comune è lo stibnite (solfuro di antimonio), da cui si ottiene il metallo attraverso processi di fusione e raffinazione complessi. Poiché molti paesi industrializzati, inclusi quelli europei, non dispongono di estrazione domestica, l’intero fabbisogno è coperto da importazioni, rendendo la catena di fornitura esposta a rischi geopolitici e di mercato.
Opportunità dal riciclo
A livello globale, la produzione primaria di antimonio è concentrata in pochi paesi e la qualità media dei giacimenti è inferiore all’1% di contenuto metallico, un dato che rende l’estrazione complessa e intensiva in termini energetici. In questo contesto, il contributo del riciclo è già stimato intorno al 20‑30% dell’offerta mondiale, con margini importanti di crescita attraverso sistemi di raccolta e trattamento più avanzati.
Oggi il riciclo dell’antimonio emerge così come leva strategica per ridurre la dipendenza dalle importazioni e chiudere i cicli produttivi. I flussi di recupero più promettenti provengono dai rifiuti elettronici (RAEE) e dalle batterie esauste al piombo, dove l’antimonio può essere separato e reimpiegato in nuovi prodotti. Il processo, se gestito correttamente, consente non solo di recuperare valore economico, ma anche di tagliare le emissioni e i consumi energetici legati all’estrazione primaria.
A mano a mano che aumentano i volumi di rifiuti elettronici e di accumulatori giunti a fine vita, l’antimonio tende infatti a diventare una risorsa “urbana”, concentrata in impianti di trattamento e piattaforme di riciclo più che nei giacimenti minerari. Per le imprese che operano nella transizione ecologica, la sfida è trasformare questa disponibilità in flussi stabili e tracciabili, capaci di alimentare prodotti ad alto contenuto tecnologico e di ridurre l’esposizione ai rischi di fornitura legati alle materie prime critiche. In questo scenario si colloca il ruolo di Haiki+, che in Italia sta costruendo una filiera integrata per il riciclo delle batterie al piombo, consolidando una piattaforma industriale in grado di gestire volumi significativi di batterie esauste e valorizzare sempre meglio i metalli critici contenuti in questi flussi, tra cui l’antimonio.